Elena Casi
Mattarella ha detto in pubblico una cosa che i conti dello Stato dicono da mesi: i soldi spesi per le armi vengono tolti da qualche altra parte. Nella manovra 2027 alla difesa vanno 4,5 miliardi, alla sanità 2,4, poco più della metà.
Il Presidente non stava parlando della legge di bilancio, ma delle guerre e della ricerca medica. Solo che le sue parole arrivano mentre il Parlamento discute dove mettere i soldi, e lette accanto ai numeri della manovra dicono qualcosa in più.
Cosa ha detto, e dove
Mattarella ha parlato il 28 ottobre 2026 al Quirinale, alla celebrazione de “I Giorni della Ricerca”, l’appuntamento legato alla Fondazione AIRC per la ricerca sul cancro.
La frase ripresa da tutti riguarda le risorse sottratte dalle “guerre dissennate” e dal tentativo di portare lo scontro militare in ogni ambito, perfino nello spazio. A questo, ha aggiunto, si sommano nuove barriere che rendono più difficile la cooperazione internazionale contro le pandemie.
Per il resto il discorso era dedicato alla ricerca. Mattarella ha ricordato che un tempo non si pronunciava nemmeno il nome del cancro, mentre oggi in Italia vivono più di tre milioni e mezzo di persone che hanno avuto una diagnosi oncologica. E ha detto che i fondi per la ricerca sono tra le spese più produttive che uno Stato possa fare.
Perché le armi tolgono soldi alla medicina
Lo Stato ha un solo bilancio. Un euro può andare a un ospedale, a un laboratorio, a un carro armato o alla riduzione del debito, ma una volta speso in un posto non c’è più per gli altri.
Se la spesa militare cresce, i soldi devono arrivare da qualche parte: tagli ad altre voci, tasse più alte o nuovo debito. Il governo italiano punta soprattutto sul debito e ha chiesto all’Europa di poter spendere in deficit per difesa ed energia. Il debito però va ripagato negli anni successivi, e a quel punto pesa su sanità, scuola e pensioni.
Poi c’è un costo che si vede meno. La ricerca medica va avanti grazie alla collaborazione tra Paesi, che condividono dati, fanno lavorare insieme i laboratori e sviluppano vaccini a più mani. Le guerre interrompono questi rapporti, ed è a questo che pensa Mattarella quando parla di “barriere” alla prevenzione delle pandemie.
I numeri della manovra 2027
Il Documento programmatico di bilancio mandato a Bruxelles vale circa 23,5 miliardi. Difesa e sanità ricevono queste cifre:
| Voce | Miliardi di euro | Quota del PIL |
| Difesa | 4,5 | 0,19% |
| Sanità | 2,4 | 0,10% |
C’è poi la richiesta all’Europa di altri 14,5 miliardi di spesa per difesa ed energia, su cui l’Ecofin deciderà il 9 novembre.
Sullo sfondo resta l’impegno preso in ambito NATO di portare le spese per difesa e sicurezza al 5% del PIL, dal 2% circa di oggi. Secondo le stime pubblicate nel 2025, quando l’impegno è stato preso, per l’Italia vorrebbe dire intorno ai 110 miliardi l’anno.
L’altro passaggio: fake news e diseguaglianze
Nello stesso discorso Mattarella ha messo in fila due contraddizioni. La prima è che la scienza salva sempre più vite mentre si diffondono credenze irrazionali e fake news, che tengono nella paura una parte della popolazione. Il riferimento ai vaccini e al Covid era esplicito.
La seconda riguarda l’Italia. Per Mattarella il diritto alla salute perde senso se risorse, offerta di cure e qualità delle strutture allargano le diseguaglianze invece di ridurle. In pratica, curarsi bene non dovrebbe dipendere da dove vivi o da quanto guadagni.
Chi decide le priorità
Nessuno sostiene che un Paese debba restare senza difesa, e la sicurezza costa. Ma il modo in cui si dividono i soldi dice cosa viene prima, e nella manovra di quest’anno i fondi nuovi per la difesa sono quasi il doppio di quelli per la sanità.
Mattarella non ha dato indicazioni al governo, perché non è il suo ruolo. Ha però ricordato che al vertice della scala dei valori deve restare la persona. Il Parlamento sta discutendo la manovra proprio in queste settimane.