Elena Casi
I democratici si prendono Senato e Camera e vincono perfino in Kansas e in Texas. Non perché l‘America si sia innamorata di loro, ma perché un pieno di benzina costa un dollaro in più dell’anno scorso.
Sono cresciuta negli Stati Uniti e stanotte sono rimasta sveglia a guardare i risultati. A ogni Stato che cambiava colore mi tornava in mente una frase che in America conoscono tutti: “It’s the economy, stupid”. È l’economia, stupido. Trent’anni dopo, vale ancora.
In Italia la stiamo raccontando solo come la sconfitta di Trump. È vero, ma è metà della storia. L’altra metà parla di carovita, di benzina e di una guerra lontana che si paga alla pompa. E quella metà riguarda anche noi.
Cosa è successo
Martedì 3 novembre gli americani hanno votato per le elezioni di metà mandato, le midterm. Il presidente non era in gioco: si rinnovavano tutta la Camera e un terzo del Senato, cioè il Congresso, il parlamento degli Stati Uniti.
I democratici conquistano entrambe le camere. È la prima volta dal 2006 che un partito ribalta Camera e Senato nella stessa notte di midterm.
Al Senato i democratici strappano ai repubblicani almeno sette seggi:
- Kansas: il pastore Adam Hamilton batte il senatore Roger Marshall. È il primo democratico eletto senatore in Kansas dal 1932, dai tempi della Grande Depressione.
- Texas: James Talarico batte Ken Paxton, procuratore generale e alleato di Trump. Insieme a Gina Hinojosa, eletta governatrice, sono i primi democratici a vincere un’elezione in tutto lo Stato dal 1994.
- Maine: Susan Collins, al Senato da trent’anni, perde contro Troy Jackson. Era l’ultima repubblicana del New England al Congresso.
- Iowa: vince Josh Turek, atleta paralimpico, in uno Stato che Trump aveva conquistato con 13 punti di vantaggio.
- Ohio, Carolina del Nord e Carolina del Sud: tre seggi repubblicani passano ai democratici.
Alcune gare sono ancora in conteggio, a partire dall‘Alaska. Ma il quadro non cambia: è uno tsunami, e arriva fin dentro gli Stati più rossi d’America.
Perché: il prezzo alla pompa
Il giorno del voto un gallone di benzina costava in media 4,14 dollari, secondo l’associazione automobilistica AAA. Un anno fa ne costava 3,03. Il diesel ha superato i 6 dollari. I mutui a trent’anni hanno toccato il livello più alto degli ultimi tre anni.
Dietro quei numeri ci sono tre scelte della Casa Bianca:
- La guerra in Iran, che ha ridotto le forniture di petrolio e spinto in alto i prezzi.
- I dazi, anche contro il Canada, che hanno fatto salire i costi per famiglie e imprese
- I candidati scelti da Trump, che in molti Stati hanno perso proprio contro avversari che parlavano di affitti, spesa e bollette.
Agli exit poll il 62% degli elettori ha detto di disapprovare l’operato del presidente. A spostarsi sono stati gli indipendenti, una parte dei latini che nel 2024 avevano votato Trump e perfino elettori registrati come repubblicani.
C’è però un dettaglio che in Italia si legge poco: i democratici non sono amati. Nei sondaggi superano i repubblicani di appena cinque punti di gradimento, e nessuno dei due partiti arriva al 50%. Non è stato un voto di entusiasmo. È stato un voto di protesta contro chi governava mentre i prezzi salivano.
Se questa storia vi suona familiare, è perché la stiamo vivendo anche noi. Il gasolio sopra i 2 euro, i tir che si sono fermati al Sud, gli scioperi contro il carovita, i salari che non tengono il passo. Non dico che l’Italia voterà come l’America. Dico che l’America ci ha appena mostrato quanto pesa, nelle urne, il conto del supermercato.
La notte delle prime volte
Lo tsunami ha portato anche volti nuovi, e molti entrano per la prima volta dove prima non c’era nessuno come loro:
- Keisha Lance Bottoms, ex sindaca di Atlanta, è la prima donna afroamericana eletta governatrice nella storia degli Stati Uniti, in Georgia.
- Deb Haaland, ex ministra dell’Interno, è la prima donna nativa americana eletta governatrice, in New Mexico.
- David Crowley è il primo governatore afroamericano del Wisconsin.
- Amy Acton è la prima donna eletta governatrice dell’Ohio. Ha battuto il miliardario Vivek Ramaswamy.
- Gina Hinojosa è la prima governatrice ispanica del Texas. Xavier Becerra il primo latino eletto governatore della California.
- Chris Pappas, in New Hampshire, è il primo uomo dichiaratamente omosessuale eletto al Senato.
- Peggy Flanagan, in Minnesota, è la prima donna nativa americana eletta senatrice.
- Melat Kiros, 29 anni, in Colorado, è la prima donna della Generazione Z eletta al Congresso. Alle primarie ha battuto una deputata in carica dal 1997, l’anno in cui lei è nata.
E poi c’è Josh Turek, che al Senato arriva in carrozzina. Lo dico da persona che vive in carrozzina: niente è impossibile, se il mondo te lo permette. Stanotte, in Iowa, il mondo lo ha permesso.
Queste vittorie raccontano un Paese che, mentre protesta contro i prezzi, sceglie di farsi rappresentare da persone che fino a ieri restavano fuori dalla porta.
Josh Turek
Trump e cosa cambia da gennaio
Martedì notte Trump ha scritto sui social: «Io non ero sulla scheda, e se ci fossi stato avremmo vinto a valanga!». Ha dato la colpa ai candidati, e in Texas al governatore Greg Abbott, che ha chiamato «RINO», repubblicano solo di nome. Poche ore dopo, al New York Times, ha detto di essere «assolutamente disposto ad accettare questi risultati» e pronto a lavorare con i democratici. Ma ha anche ricordato di avere il potere di veto.
Il nuovo Congresso si insedia a gennaio. Da quel momento:
- Le leggi e il bilancio dovranno passare da una maggioranza democratica. Trump potrà bloccarle con il veto, ma per far passare le sue avrà bisogno di trattare.
- Le nomine di ministri, ambasciatori e giudici, compresi quelli della Corte Suprema, dovranno essere approvate da un Senato democratico.
- I controlli: i democratici guideranno le commissioni e potranno convocare testimoni e aprire indagini sull’amministrazione, a partire dalla gestione dell’ICE, la polizia dell’immigrazione.
Per i prossimi due anni, insomma, Trump governerà con il freno a mano tirato. Resta da capire cosa succede fuori dagli Stati Uniti: alla guerra in Iran, agli aiuti all’Ucraina, ai dazi che pesano anche sulle imprese europee. Ne parlerò nel prossimo articolo: cosa cambia per l’Europa, e per l’Italia.