Simona Merlo
Devo chiedere a BeccoGiallo cosa c’è dopo venerdì, non lo ricordo più, però deve essere un nome che indica qualcosa di particolare, che so impegni collettivi irrinunciabili. Sono tutti in movimento. C’è un sacco di gente in strada, nel parco, ovunque. Le persone si muovono come schegge impazzite, vanno da un punto all’altro ma a far cosa? Prendi il parco: è pieno di ragazzine che ridono al sole, bimbetti che vogliono acchiappare le papere; sull’erba qualcuno legge. Più lontano due anziani lanciano qualcosa a turno a quel fanatico di Don Piccione, se sapessero… Ehi, Fred, anche tu qui? Come sempre alla conquista di Rose, bravo, mi piace la tua ostinazione, ma no, dai, come dici? Ancora? Ovvio che non ti considera! Ti pare se non ha ragione lei. Non sono dalla sua parte, ma tu continui a chiamarla Rosa Canina, che pretendi? Mica è una tisana, santo Monge da Strangolagalli. Non c’entrano nulla, certo poveri galli, non cambiare discorso. Comunque ti vedo in forma, sono contento. Senti Fred, ma dopo venerdì cosa… Giusto, giusto: c’è il sabato, giorno libero per molti. Ah, ecco spiegato. Settimana corta. I misteri dei tempi dell’essere umano. Sì, non lo posso negare cugino, Rose è proprio una bella canina. Di nuovo? Rosa Canina le sta d’incanto? Fred rinuncia: è meglio! Vai vai pure, sei incorreggibile, ci becchiamo dopo. Chi è quel tipo? Così assorto, lontano dal caos, ha lo sguardo immobile, le labbra tese verso il basso, sembra triste. Dove va adesso? Che fa si alza così senza avvertire? Che hanno tutti oggi? Lo seguo, ho deciso.
“È strano questo giorno senza te. Sono le piccole cose, quelle che facevamo a modo nostro che mi mancano di più. Ci penso di continuo. Vuoi un elenco? Sei proprio fissata e va bene. La spesa del sabato ̶ ultimo sprint prima di dedicarci al relax totale ̶ era la tua frase magica per placare il fastidio del carrello colmo. Il pane tostato caldo con il cioccolato post spesa come premio per me per non aver ucciso la cassiera. La tua fissazione per le playlist adatte al momento, ne hai preparate più di cinquanta e per fortuna: oggi ho quella per piangere pensando a te, per ridere con te, per tentare di dormire. Le mie sono così tristi che non le ascoltano nemmeno in Brasile. Ti ho portato tre tulipani, come sempre. Due fiori per te e uno da mettere in casa. Mi mancano moltissime altre cose ma non è conveniente rivelare ad alta voce i miei pensieri hard rock, diciamo così, di fronte a una lastra di marmo poi: lo so che tu mi senti anche da lì, però però… no, no sugli altri che pensano le mie stesse cose e ne parlano… dissento. Qui siamo molto silenziosi. La nuvola più strana di questo sabato aveva la forma di un cane con la gamba alzata, te lo giuro sembrava… sembrava quello che mi sta fissando come se mi capisse e che per l’appunto sta facendo pipì nell’aiuola di quell’antipatico del guardiano. Tolgo il come? Sicura? Non è di nessuno, non ha il collare, sembra così attento, sa il fatto suo ti dico. Che prova, scusa? Se mi aspetta, lo porto a casa? Con che diritto? Magari sta bene così libero e bello. Sì, è anche belloccio. Come me? Siamo dei tipi. Ah, ah mi ha strappato una risata senza conoscermi: da non sottovalutare. Senti oggi non sono di molte parole, scusa, però voglio fare pausa con te, come una volta. Il caffè macchiato lo dividiamo, che dici? E poi ho preso un muffin, il muffin classico all’albicocca… No, tu aspetta, che fai? Così cado, non saltarmi addosso. Bravo, hai fame, ne vuoi un po’? Mi sa di sì e che gli piace proprio questo muffin, ma abbaia per dirmi di sì o per… hai ragione Claire: per confermarmi il suo nome, non l’avevo capito”.

Appunti sul sabato
Certe cose succedono e non sai perché. Forse è l’influenza di un giorno diverso, del giorno che i pagani dedicavano al dio del tempo, me lo ha detto BeccoGiallo perché io queste cose non le so; forse entrambi avevamo bisogno di una risposta sul senso dei giorni. Il cimitero diventa un tempo sospeso, i momenti sono lo specchio dei ricordi e i ricordi fanno spazio alle storie. La mia storia con Bruno è iniziata così: un po’ perché sono curioso, un po’ grazie al mio nome, e anche se la mia percezione del tempo è sempre la stessa, adesso ho anch’io il mio giorno preferito, anzi i miei giorni preferiti: tutti quelli in cui non si lavora!