Simona Merlo
Sono ritornato alla mia postazione M61. L’atmosfera è frizzantina. C’è un via vai interessante, complice il sole alto nel cielo. Si sta d’incanto, come un orso bianco su una lastra di ghiaccio a meno quaranta. Non so perché ma quando penso al benessere fisico mi vengono in mente sempre e solo gli orsi bianchi anche se non credo oggi stiano così bene con un cambiamento climatico così rapido e aggressivo. Però, che volete? Ognuno ha le sue fissazioni. Stavo riflettendo sul concetto di settimana per i bipedi e devo ammettere che BeccoGiallo aveva ragione. Per noi è tutto diverso. Ad esempio, il nome che caratterizza questo preciso istante è venerdì: l’avrò sentito pronunciare almeno 354 volte da altrettante persone e con un entusiasmo impareggiabile. Ma cambierebbe qualcosa fosse mercoledì o lunedì? Per noi, un bel niente. Deduco che per gli esseri che stanno in piedi quasi fosse una posizione comoda, venerdì rappresenti invece un’idea più ampia, una situazione che nasconde belle sorprese, che so io, un premio, piccoli regalini, cibo gratis. Lo scoprirò. Mi mimetizzo: farò l’infiltrato peloso e seguirò quel gruppo particolarmente allegro di età variabile che si dirige senza dubbi verso il locale dall’altro lato del parco, quello tutto a vetri, pieno di lucine, sì sì proprio quello laggiù…
“Finalmente è venerdì!”
“Anche questa settimana terribile è finita”.
“Che stanchezza”.
“Tra le materie da seguire, gli esami che si avvicinano e quel pazzo del prof. sono cotto!”
“Dai, almeno oggi hai la serata libera”.
“Giusto e non voglio sprecarla”.
“Che vuoi fare?”
“Intanto bere qualcosa”.
“Perfetto. Giacomo mi ha detto che il nuovo barman è bravissimo”.
“Madonna, che invidia. Sta sempre in giro! Certo anch’io con i suoi soldi non mi farei problemi…”
“Ma perché, che dici? Non è che avere soldi annulla il resto delle cose, tipo studiare, avere pensieri, porsi degli obiettivi…”
“E tu che ne sai? Conosci gli obiettivi di Giacomo? O i miei?”
“Guarda puoi parlarne direttamente con lui: è appena entrato”.
“Ehi, bro stavamo parlando di te”.
“Sparlando, vorrai dire…”
“Un po’… Beh, il discorso era sulla stanchezza e sugli obiettivi”.
“Quindi?”
“Quali sono i tuoi? E non parlo degli aperitivi del venerdì”.
“Fammi capire Sam, non ci vediamo dalla settimana scorsa e senza nemmeno dirmi ciao, come stai, che so tipo che hai fatto oggi, mi spari questa bomba? Ma tutto a posto?”
“Appunto: non ti ho visto a lezione, non ti ho sentito, non sei venuto in palestra né a trovarmi al lavoro…”
“Ho i miei impegni”.
“Immagino”.
“Vale, ma si può sapere che problemi ha?”
“Questioni di invidia, suppongo”.
“Forse un po’, ma più che altro mi rode pensare che sprechiate il vostro tempo. Sì, anche tu lo butti via e non guardarmi così”.
“Samu, ora ci spieghi che cazzo hai!”
“Dai, se non ti piace qui, ci muoviamo. Si va da un’altra parte”.
“Il punto non è il pub”.
“Allora?”
“Non vi sentite mai dentro un meccanismo perverso e inutile? Non cambia mai niente: per studiare e mantenermi e fare tutto ciò che mi piace, devo inventarne mille. Mi faccio il culo ogni giorno, in ogni settore. Le mie energie non bastano mai, il mio tempo, i miei sforzi. E voi?”
“Noi, cosa?”
“Solo a parlare di cazzate, senza mai un briciolo di umiltà né di attenzione alle altre persone. Sì, Giacomo, me lo chiedo perché tu non vieni mai a lezione, non studi e passi gli esami. E sì, mi chiedo anche perché tu Vale perché – invece – fai sempre quello che non ti va. Non dovete lavorare, nessuno vi chiede mai nulla, anzi. E voi? Sprecate ogni dono, ogni cosa”.
“Che tipo che sei! Ti pare che oggi ci fai la morale perché a te gira così!”
“Secondo me, sei solo geloso. In fondo, ti tolgo qualcosa io? O Valeria? Ognuno è quello che è. Tu sei fatto così, senza leggerezza e con la voglia di rompere le scatole”.
“Può essere. E tu, però, dimmi una cosa: dove sei stato negli ultimi giorni?”
“Precisamente? Buh, non lo so, non ricordo. In giro”.
“E tu Vale?”
“A lezione, da mia sorella. In giro”.
“Nel vostro giro, così giusto perché a me manca la leggerezza, era prevista una tappa insieme dallo zoppo?”
“In che senso?”
“Lo hai capito benissimo”.
“Non sono fatti tuoi”.
“E invece sì che lo sono”.
“Come, come fai a…”
“Vi osservo, e questa città non è così grande; e poi la gente parla”.
“La gente dice stronzate”.
“Smettila. Nessuno è invincibile. Nemmeno voi due. Anche se vi amate”.
“Sei proprio geloso marcio…”
“No, Giacomo. Affatto. Mi reputo vostro amico e sarei stato felice a sapervi insieme. E lo sono davvero anche se non mi avete detto nulla, ma la questione droga condivisa è un’altra cosa. Siete due stupidi. Io lo so che hai iniziato prima di Vale, e ho aspettato e ho cercato di farti capire a modo mio che si sarebbe trasformato presto in un inferno. Forse ancora non lo è, forse pensi che la tua vita non valga nulla, che il tempo di Vale non valga nulla. Non è così”.
“Tu sei fuori di testa. Basta, me ne vado. Vale vieni?”
Appunti sul venerdì
Un giorno strano, carico di aspettative e di sorprese non sempre belle. Di venerdì, dentro questi locali rumorosi, le persone tengono con una mano bicchieri colmi di ghiaccio e liquidi colorati e con l’altra il proprio cellulare. Che se ne faranno poi mentre sono lì tutti insieme? Soprattutto, credo facciano finta di voler vivere a tutto fuoco dentro quel momento, come se esistesse soltanto quel momento. Si divertono? Chissà… Comunque cercano qualcosa di diverso, di più forte. Cercano altro a quanto ne ho capito; forse hanno bisogno di riempire un vuoto o di esprimere ciò che provano senza il timore di essere giudicate. Penso che hanno troppo e ciò li confonde, e ogni venerdì si ripete uguale a tutti gli altri venerdì, martedì, mercoledì… anche per noi è così, un giorno vale l’altro, però noi cani siamo felici nel qui e ora, nella ripetizione senza fine dei momenti. Le persone no, non sono felici: le persone si perdono.
Foto di Louis Hansel